Passeggiata Letteraria

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mercoledì 27 luglio 2016

"Il paese della rosa peonia" di Federica Murgia: un fior di libro

Federica Murgia vive a Specchia. Federica Murgia è una donna di Specchia, ma se la incontri e inizi a parlare con lei, respiri un po' di Sardegna. In ogni angolo del nostro magico Salento, ritrova un angolo della sua isola e un profumo, un colore, un racconto le risvegliano un ricordo, un pensiero. Risvegliano la nostalgia per quella terra che le ha dato la vita, per la sua grande famiglia, per la sua gente che porta nel cuore. Ed è felice quando può condividere, regalare un racconto della sua Seulo. Nel suo sguardo puoi scorgere la luce di quel mondo in cui si fa festa quando viene ultimato il tetto di una casa in costruzione, per propiziare il benessere di chi l'abiterà.
Nella sua voce rieccheggia la vivacità, la spensieratezza, la gioia di vivere che colorano il mondo dei bambini. Ma le sue corde sanno farti ascoltare anche i suoni del mondo dei grandi: un mondo fatto di sofferenze, di privazioni, ma anche d'invidia e cattiveria. 
E nel suo cuore? Beh, c'è in ogni aspetto che caratterizza la sua vita. Nella dedizione, prima all'insegnamento, nel ricordo della sua vita a scuola fra i piccoli, nella sensibilità che manifesta verso i bambini, verso i deboli. Nella passione per l'arte, che la incuriosisce, l'affascina, l'emoziona. Nel suo amore per la natura e gli animali. Nell'amore per Specchia, il suo secondo paese, la casa del suo sposo, che vive accanto alla sua Seulo nel grande cuore di una donna che sorride, che osserva e coglie ogni particolare di ciò che racconta, incontra e vive. E lo sa narrare in racconti in cui l'amore, la gratitudine e la nostalgia per la Sardegna vengono resi eterni. In racconti tessuti con una trama e un ordito preziosi, per trasformarsi in una tela in cui si percepiscono i suoni, i profumi. Su una tela in cui sono dipinti i colori di un'isola custode di bellezza e magia. E allora, mentre mette su carta, la storia di Rosa e Giorgio, la vita del mondo contadino sardo, Federica Murgia ancora una volta ci mette il cuore. Nella prosa delicata, che non sembra aver fretta, prende vita "Il paese della rosa peonia" (Sa 'idda de s'orrosa 'e padenti) , edito da Il Raggio Verde, e tu, lettore, ti ci trovi dentro e accogli quel messaggio di speranza in un fior di libro. 

(Tiziana Cazzato)

sabato 23 luglio 2016

Cyrano ispira l'avvincente noir di Stefano Cambò

E sin dal titolo si risveglia in noi il fascino per una storia, un racconto scritto da secoli e che pure resta sempreverde, immortale. Il poeta dell'amore, famoso per il suo naso, intrappolato fra delitti e misteri? Assaporiamo già una poesia che si veste di noir. O forse è il crimine a "tingersi di poesia"?

Sono le diciassette di un freddo pomeriggio di febbraio. Il commissario Bortone invita Nando ( non gli piace essere chiamato Fernando!), giovane scrittore di noir a fare una passeggiata nella pineta. 
L'ora e la stagione non fanno certamente presagire che si tratta di una passeggiata di piacere e, mentre posiamo anche noi, insieme ai due protagonisti,  i nostri passi sul terreno secco, cerchiamo di scorgere la destinazione di questa strana uscita. L'ufficiale di polizia sembra divertirsi un po' a tenere il suo giovane amico e noi con il fiato sospeso. Dobbiamo avere solo pazienza e... ecco che davanti ai nostri occhi appare la scena di un cruente crimine. Il medico legale, la polizia scientifica e, fra loro, per terra il corpo senza vita di una donna. La testa avvolta in un sacchetto di plastica. Le mani legate dietro la schiena. Un omicidio. Il terzo in breve tempo. In due mesi quello che sta rivelandosi un serial killer ha ucciso ben tre donne. Eppure lo scrittore, a cui il commissario chiede consulenza per le indagini, non comprende il perché della sua presenza sul luogo del delitto, fino a quando un particolare attrae la sua attenzione e la sua curiosità si trasforma in urgenza di sapere, di capire, di trovare la soluzione di un caso, architettato, costruito su un perfetto copione. 
Una spada è infilzata nella corteggia di un albero. La sua lama tiene fermo un messaggio sul tronco dell'albero. Un messaggio firmato... Cyrano. 
Pagina dopo pagina cresce il ritmo della scrittura e della narrazione. Cresce il desiderio di scoprire chi si nasconde dietro l'interprete dell'indimenticabile personaggio creato da Rostand. Cresce la voglia di uscire dalla pineta, da quel freddo tagliente più della lama di quella spada, di tutte le spade trovate sulle diverse scene del crimine firmate Cyrano. 
Nel suo secondo thriller, arrivato a un anno dalla pubblicazione di "Kalendra" , con cui ha vinto nel 2013 il Concorso "Libri in Officina", indetto dalle Officine Cantelmo di Lecce con il patrocinio della Regione Puglia, Stefano Cambò si conferma un giovane scrittore di talento, in grado di creare e intrecciare storie in modo originale, a creare atmosfere, a insinuare dubbi, sospetti, a tenere il lettore con il fiato sospeso fino a un finale che non solo sorprende, ma che spiazza e ti spinge a sospirare , insieme al Nando: "Core dannatu!"
Sin dall'accattivante copertina di "Cyrano tra delitti e misteri" (Il Raggio Verde), realizzata dall'artista originaria di Presicce, Viviana Cazzato, il lettore è catturato nella trama di una storia che intinge la penna  nella letteratura classica, facendo rivivere il fascino di un personaggio che ha conquistato per secoli il pubblico delle pagine scritte e del cinema; facendo nascere il desiderio di sedersi ancora ad ascoltare o a leggere la vita del timido Cyrano, famoso per il suo naso e soprattutto per il suo animo fine e poetico.
Il giovane Cambò, quindi, con grande umiltà, lascia che a guidare la sua ispirazione e la sua penna siano le sue letture, gli scrittori intramontabili e siamo certi che riuscirà a vivere il sogno di scrivere il bestseller che lo consacrerà nell'Olimpo della letteratura di genere. Abbia pazienza, abbia costanza e... quella passione e il talento che non gli mancano!

(Tiziana Cazzato)

domenica 10 luglio 2016

La musica di un'anima ne "Il giardino murato"

Sfogliamo le pagine di un libro, ma prima di farlo accomodiamoci nel piccolo giardino murato, impregnato dei colori e dei profumi regalati dalle piante che lo rendono accogliente e familiare anche a chi ci entra per la prima volta, anche a chi, pur restando sulla soglia, si ferma ad ascoltare le note poetiche che nascono in quell'angolo in cui non solo è nato, ma vive un poeta.
Se apriamo la copertina de "Il giardino murato" di Donato Cuppone, con la leggerezza di un passo discreto, riusciamo a respirare e a far entrare nella nostra anima il silenzio delle sue parole, messe sulla carta con una semplicità e una sincerità d'animo e di cuore che disarmano.
Erano raccolte in un'agenda le poesie di Donato Cuppone. Un'agenda, amica di una vita, custode di sensazioni, emozioni, sentimenti che l'autore ha prima saputo ascoltare, cogliere, e poi è riuscito a trasformare in parole, in versi, nella musica dell'anima.
La musica di una voce che ha avuto la forza di staccare quelle poesie da un'agenda segreta, per farle diventare un libro, per farle diventare una fine ed elegante pubblicazione, curata da "Il Raggio Verde".
Ne "Il suo giardino murato", come i fiori più belli, il poeta ha seminato, curato le sue composizioni, prima di offrirle, di donarle ai lettori, con l'umiltà e la semplicità di un uomo che sa raccontare e raccontarsi. Che sa soprattutto condividere e mettersi in ascolto, insieme agli altri, di quella musica che egli stesso ha composto. La musica di una voce che stupisce anche lui, per la forza con cui riesce a urlare il suo silenzio, a liberarsi dal rifugio in cui per troppo tempo, forse, ha custodito il suo cuore, per il suo modo timido con cui tende la mano: forse per accogliere un'amicizia, ma soprattutto per donare la ricchezza del suo animo.
Le poesie di Donato sono brevi, ma in pochi versi egli riesce a far vibrare l'anima di chi li legge, muove le onde dei sentimenti, così come il vento fa danzare le onde del mare. Canta la giovinezza, quell'età carica di speranze e che, a volte, si risveglia su una vita di delusioni, di illusioni andate perdute. L'autore va alla ricerca di una via di fuga, di una dolcezza, di un vivere la magia di una favola che muore, però, in tenera età.
Canta l'amore in tutte le sue forme: l'amore per chi ci ha donato la vita, per una madre che "scriveva con le gocce del sorriso e che leggeva con gli occhi della vita"; l'amore che si traduce in dolore, quando siamo costretti a continuare a camminare lungo la strada della vita e la mente, "quando...una parola gentile nell'aria volando/ si veste di stile" ,torna all'amico di sempre, che non c'è più.
I versi de "Il giardino murato" ci portano in luoghi vicini, ma dipingono anche i profumi e i colori di terre lontane, facendo vivere nelle pagine la ricchezza del mondo, non solo quello di un uomo che si scopre poeta, ma di un mondo vario che vive e respira in un piccolo giadino murato, nel quale dovremmo entrare e sederci per respirare quella vita che, per la fretta, spesso non respiriamo.

(Tiziana Cazzato)