Passeggiata Letteraria

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lunedì 25 luglio 2016

Cloro: una fresca pennellata nel noir salentino di Giuseppe Calogiuri

Un noir: accetto prontamente!
Io amo tutto ciò che ruota attorno alla cronaca nera; mi intriga l’intreccio, la pulsione fangosa che conduce ad atti nefandi, ingiustificabili, spesso ingiustificati, se guardati da lontano. Ecco: a me interessa intrufolare lo sguardo dentro le pieghe del fatto, trovarne le cause, spiegarne le azioni e, magari, cercare le stesse altrui spinte emotive dentro me.
Dunque noir. Salentino poi! Per una salentina, una scelta di pancia. Mi dico: stiamo un po’ a vedere che tipo di Salento vien fuori.
Calogiuri, Giuseppe Calogiuri: confesso la mia ignoranza, non conosco l’autore.
Ma già dalle prime pagine giuro a me stessa di porre rimedio a questo mio inconsapevole peccato e mi riprometto di colmare la lacuna leggendo il pregresso e qualunque altra riga egli scriverà. E lo inseguirò per conoscerlo e stringergli la mano, con questa mia che, indegnamente, muove sulla tastiera del PC, alla ricerca di parole che dicano quanto mi hanno regalato le sue, avviluppandomi nella sua bellissima prosa.
Le parole: già dalle prime pagine mi colpisce la grande abilità di questo giocoliere che lancia in aria le parole, le fa danzare leggere, quasi che fossero prive di peso, ma tuttavia pregne di tutto il loro valore, la carica comunicativa, la peculiarità di ciascuna di esse. Come certe belle signore, di certe città del sud, tanto a sud da essere isole; quelle signore molto eleganti che sanno indossare, mescolandole, le grandi firme della moda e le magliette del mercatino rionale, regalando a queste dignità e togliendo a quelle la prosopopea del lusso ostentato; conservando sempre quelcertononsochè che le rende speciali. L’insieme è affascinante, chic, efficace tanto da far innamorare al primo sguardo.
La prosa di Calogiuri è quel mix di preziosità e alterigia da liceo di provincia, un po’ pretenziosa e snob sembrerebbe all’inizio, se non fosse che l’autore, con mano sapiente, la mescola ad innumerevoli, scoppiettanti onomatopee, a quelle frasi piccole piccole che infarciscono il nostro eloquio quotidiano e che trituriamo fino a far diventare parole. A volte sembra di essere nel mezzo di una composizione futurista di marinettiana memoria, divertente, un tantino strampalata.
Ne risulta una lettura gustosa, nel senso più gaudente del termine. Si voltano le pagine al ritmo garbato ma svelto di capitoletti brevi, concisi e mai noiosi. Si scorrono le parole, la trama si snocciola e pare di essere divisi in due: una parte legge, sorride delle piccole battute, degli ammiccamenti, contabilizza i personaggi che mano a mano si presentano alla scena di questo palco teatrale; l’altra parte corre avanti, alla ricerca del chi altri? del dove accadrà? chi farà cosa?
Senza affanno però, perché questo libro sembra che ti tenga per mano, per entrambe le mani, invitandoti ad assaporare la passeggiata lungo il viale della storia, invitando a soffermarsi su uno scorcio piuttosto che sulle birichinate di quel gruppo di amici o sulla eleganza affettata di un certo avvocato. L’intreccio è morbido, a maglie larghe, lasciando spazio alla fantasia del lettore, il quale sceglierà da quale degli innumerevoli input farsi sollecitare. La pennellata fresca con cui si delineano i personaggi che prendono vita, come fossero tratti da fotogrammi di vecchie pellicole: come il piemme Evangelisti che si abbiglia e si muove aderendo al cliché televisivo dell’uomo di legge duro e puro, radical chic; notevole anche la figura del professor Rusconi, integerrimo docente votato alle Lettere e implacabile castigatore di liceali inconcludenti; generazioni di studenti lo hanno temuto per poi custodire gelosamente tutto ciò che, loro malgrado, da lui hanno appreso. E’ un libro che si legge e che “si ascolta”, intriso com’è dei mille rumori della vita che irrompono prepotenti tra le pagine ordinate della storia scritta, rubando spesso la scena come una tv dal volume troppo alto o come un pensiero ribelle che sgrana l’ordine di un dialogo formale; strappando un sorriso come il ripetuto RIIIINNNNGGG del cellulare che troppo spesso mozza un pensiero.
"Cloro" (Lupo Editore) è un noir in cui il delitto, l’indagine e la risoluzione dell’enigma potrebbero anche non esserci stati e il lettore ne avrebbe comunque tratto piacere, poiché le fonti di esso sono altre e tutte stimolanti.
E’ un libro garbato ed irriverente.
Contraddittorio, lo so, ma leggendolo non ho potuto fare a meno di paragonarlo ad un signore garbato, di un’eleganza sobria ravvivata da qualche guizzo di originalità, chiaro indizio di un’indole burlona, dominata e ligia alle regole nella pubblica piazza ma liberamente giocosa e sfrenata tra le mura della sua casa. Un libro da leggere tutto d’un fiato: la sua freschezza aliterà sulla canicola salentina scuotendo come uno scappellotto affettuoso.

(Maria Letizia Pecoraro)

sabato 23 luglio 2016

Cyrano ispira l'avvincente noir di Stefano Cambò

E sin dal titolo si risveglia in noi il fascino per una storia, un racconto scritto da secoli e che pure resta sempreverde, immortale. Il poeta dell'amore, famoso per il suo naso, intrappolato fra delitti e misteri? Assaporiamo già una poesia che si veste di noir. O forse è il crimine a "tingersi di poesia"?

Sono le diciassette di un freddo pomeriggio di febbraio. Il commissario Bortone invita Nando ( non gli piace essere chiamato Fernando!), giovane scrittore di noir a fare una passeggiata nella pineta. 
L'ora e la stagione non fanno certamente presagire che si tratta di una passeggiata di piacere e, mentre posiamo anche noi, insieme ai due protagonisti,  i nostri passi sul terreno secco, cerchiamo di scorgere la destinazione di questa strana uscita. L'ufficiale di polizia sembra divertirsi un po' a tenere il suo giovane amico e noi con il fiato sospeso. Dobbiamo avere solo pazienza e... ecco che davanti ai nostri occhi appare la scena di un cruente crimine. Il medico legale, la polizia scientifica e, fra loro, per terra il corpo senza vita di una donna. La testa avvolta in un sacchetto di plastica. Le mani legate dietro la schiena. Un omicidio. Il terzo in breve tempo. In due mesi quello che sta rivelandosi un serial killer ha ucciso ben tre donne. Eppure lo scrittore, a cui il commissario chiede consulenza per le indagini, non comprende il perché della sua presenza sul luogo del delitto, fino a quando un particolare attrae la sua attenzione e la sua curiosità si trasforma in urgenza di sapere, di capire, di trovare la soluzione di un caso, architettato, costruito su un perfetto copione. 
Una spada è infilzata nella corteggia di un albero. La sua lama tiene fermo un messaggio sul tronco dell'albero. Un messaggio firmato... Cyrano. 
Pagina dopo pagina cresce il ritmo della scrittura e della narrazione. Cresce il desiderio di scoprire chi si nasconde dietro l'interprete dell'indimenticabile personaggio creato da Rostand. Cresce la voglia di uscire dalla pineta, da quel freddo tagliente più della lama di quella spada, di tutte le spade trovate sulle diverse scene del crimine firmate Cyrano. 
Nel suo secondo thriller, arrivato a un anno dalla pubblicazione di "Kalendra" , con cui ha vinto nel 2013 il Concorso "Libri in Officina", indetto dalle Officine Cantelmo di Lecce con il patrocinio della Regione Puglia, Stefano Cambò si conferma un giovane scrittore di talento, in grado di creare e intrecciare storie in modo originale, a creare atmosfere, a insinuare dubbi, sospetti, a tenere il lettore con il fiato sospeso fino a un finale che non solo sorprende, ma che spiazza e ti spinge a sospirare , insieme al Nando: "Core dannatu!"
Sin dall'accattivante copertina di "Cyrano tra delitti e misteri" (Il Raggio Verde), realizzata dall'artista originaria di Presicce, Viviana Cazzato, il lettore è catturato nella trama di una storia che intinge la penna  nella letteratura classica, facendo rivivere il fascino di un personaggio che ha conquistato per secoli il pubblico delle pagine scritte e del cinema; facendo nascere il desiderio di sedersi ancora ad ascoltare o a leggere la vita del timido Cyrano, famoso per il suo naso e soprattutto per il suo animo fine e poetico.
Il giovane Cambò, quindi, con grande umiltà, lascia che a guidare la sua ispirazione e la sua penna siano le sue letture, gli scrittori intramontabili e siamo certi che riuscirà a vivere il sogno di scrivere il bestseller che lo consacrerà nell'Olimpo della letteratura di genere. Abbia pazienza, abbia costanza e... quella passione e il talento che non gli mancano!

(Tiziana Cazzato)

domenica 17 luglio 2016

Per Giove! che bel libro è "Senza pace" di Paolo La Peruta

Paolo La Peruta torna in libreria, con il suo secondo romanzo, "Senza Pace" (Manni Editori), a due anni da "Per Giove!" (edito dalla Lupo Editore)  e noi torniamo con entusiasmo ad aprire le porte del Caffè Letterario, gestito da Pietro Sicuro e dal suo socio Sandro, nel cuore del centro storico di Lecce.
L'ispettore Pace, costretto da una malattia in un letto d'ospedale, riesce a strappare a Pietro una promessa e il simpatico protagonista è ora più che "Sicuro"  di finire nuovamente nei guai. Pietro riesce, infatti, a mettere da parte i dubbi, le paure, un passato che ha visto l'ispettore perseguitare quelli che avevano a che fare con il Caffè Letterario e accetta di aiutare Augusto Pace, nel suo tentativo di offrire alla figlia Erica, la quale non conosce l'identità del padre, una vita serena sotto tutti i punti di vista. Peccato, però, che fare uscire la ragazza da un losco giro di affari significa mettere la vita di Pietro e quella  del maresciallo Michele Calò, sottoposto dell'ispettore, in serio pericolo.
E non sto qui a svelare altri particolari, perché non credo riuscirei ad usare con uguale maestria gli ingredienti che rendono il nuovo romanzo dello scrittore leccese di adozione (La Peruta è infatti nato a Napoli) una piacevolissima lettura.
Pagina dopo pagina la penna del nostro autore regala al lettore attimi di suspence, sorprendendolo non solo nello sviluppo di una vicenda tinta di giallo, ma anche con  tutti quei colori, come l'ironia e l'umorismo, che rendono la lettura gradevole, coinvolgente,  persino divertente. Il lettore passeggia fra le parole che, pagina dopo pagina, si trasformano nella bellezza barocca degli angoli del capoluogo leccese, negli odori che egli  riesce a respirare e nei sapori che riesce persino a gustare. Si lascia coinvolgere dalla storia, dimentico del tempo della vita reale che scorre, senza perdere alcun attimo, alcun dettaglio di un racconto scorrevole, allegro, originale, che regala sorprese e nello svolgersi dei fatti, che sfociano in un finale inatteso,  e nello stile fresco e leggero di una scrittura che cattura sino all'ultima pagina. A quell'ultima pagina che, purtroppo, alla fine, arriva e che ti fa esclamare: "Per Giove, che bel libro!" A quell'ultima pagina che, purtroppo, alla fine, arriva e che ti fa sperare di poter avere presto fra le mani un nuovo libro di questo geniale scrittore. Un ottimo libro come quello che hai divorato "senza pace".

(Tiziana Cazzato)